Festival Cineasti d'Abruzzo

Pochi sanno dell’esistenza di un cinema abruzzese. Sviluppatosi  rapidamente in maniera autonoma e indipendente, senza grandi sovvenzioni o appoggi della stampa, facilitato dal digitale, ha potuto perseguire una  propria, personale  qualità artistica, senza cedere a compromessi estetici  di  sorta.  Pian piano si è  distinto  come  una  specie  di  movimento  a  parte,  in  linea  con  le  più  avanzate  tendenze internazionali del cinema d’autore.  È un cinema che ha travalicato non solo i confini locali, ma anche quelli nazionali e internazionali. I film di Scacchioli e Core hanno fatto il giro del mondo, come pure Habitat di Emiliano Dante. Dino Viani è passato per Cannes, Stefano Odoardi per Rotterdam, Pietro Albino Di Pasquale per Jihlava, Claudio Romano è ospite fisso a Pesaro, Fabio Del Greco viene acquistato in America, Giada Colagrande produce in America. Massimo D’Anolfi (insieme alla compagna milanese Martina Parenti) costituisce una delle punte più avanzate di cinema nuovo, non soltanto italiano.  Su Claudio Pazienza, che fa film filosofici distinti da ogni altra forma di cinema presente sul territorio nazionale, si è interrogato Jean-Louis Comolli. Lorenzo Berghella è tra i pochissimi italiani ad aver realizzato un lungometraggio a disegni animati. Sono cineasti tutti diversi, eppure una linea rossa li attraversa. La visione apocalittico-speranzosa (Carone e Romano), la volontà di squarciare le sovrastrutture e il falso del mondo (Amoroso, Berghella), di indagare sul vero (Dante, Nanni, Paolucci), di andare oltre i confini fissati, anche geografici (Spezzaferro, Storto), di filmare l’infilmabile (Di Pasquale, Pazienza), gli archetipi (Colagrande), lo spirito (Krstic, Viani), l’inconscio e l’immaginario (Del Greco, Malandra, Scacchioli e Core). Un cinema astratto, mai distratto. Ironico, onirico, reale, surreale. Che inventa forme e le distribuisce tra le pieghe del suo enunciare. Con indubbia forza. E, certo, anche con gentilezza.  Questo “Festival dei Cineasti d’Abruzzo”, inserito all’interno della prima edizione di “Agricinema”, vuole essere un tentativo di fare una mappatura di questo spontaneo movimento cresciuto gradualmente, senza la pretesa di essere esaustivi (all’appello mancano nomi e film importanti; ci siamo concentrati esclusivamente sui registi, escludendo le altre figure sorte in questi anni, dagli attori ai direttori della fotografia ai compositori di colonne sonore). Ce n'est qu'un début: a questi cineasti, a questo fermento creativo auguriamo lunga vita e lunghi riconoscimenti. E una regione e un Paese che sappiano conoscerli meglio, amarli di più.

 

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